Rassegna stampa

Cgil sarda

 

 

 

 

                     11 settembre 2008

 

 

 

L’UNIONE SARDA

La Cisl: scuola sarda, allarme qualità

«I tagli del Governo saranno devastanti per l'insegnamento»

 

I leader sindacali della scuola contro la manovra del ministro dell'Istruzione: in pericolo la qualità.
La Cisl lancia l'allarme: i tagli alla scuola saranno «devastanti per la qualità dell'insegnamento in Sardegna». Ieri i leader regionali e territoriali del sindacato si sono riuniti a Cagliari per denunciare gli effetti della manovra del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. La riforma prevede una sforbiciata di 87 mila posti in tre anni in tutta Italia. Nell'Isola, tuona Enrico Frau, segretario generale della Cisl Scuola Sardegna, «la scure si abbatterà, per l'anno scolastico 2008/2009, su 1924 docenti. E c'è di più: nel 2009/2010 rimarranno senza lavoro altri 496 insegnanti delle scuole elementari». Dure le parole di Frau anche contro la giunta Soru. «La Regione fa troppo poco: la formazione in Sardegna non c'è più». È sulla stessa linea Oriana Putzolu, segretaria regionale Cisl per le politiche sociali e il pubblico impiego: «Attendiamo da quattro anni un piano scolastico per la crescita culturale dei nostri giovani. Dal presidente Soru, invece, abbiamo sentito solo slogan. Intanto, il tasso di dispersione scolastica ha raggiunto il 30%, mentre il tasso di disoccupazione è destinato ad aumentare ben oltre il 10%».
I PRECARI Ed è proprio il tema del lavoro a preoccupare i vertici della Cisl. «I tagli del ministro Gelmini», sbotta Frau, «si ripercuotono prima di tutto sui precari e sulle donne, che da quest'anno non riusciranno a chiudere un contratto annuale». In Sardegna, ricorda Oriana Putzolu, i precari sono circa tremila: «lavoratori, perlopiù donne, che da domani andranno a rinfoltire le file dei disoccupati sardi». La mazzata, però, interesserà non solo gli insegnanti. «Nemmeno il personale amministrativo e i bidelli saranno risparmiati», continua Frau, «in Sardegna ne abbiamo 8632: il 30% dovrà lasciare il suo impiego».
I NUMERI A subire la prima stoccata dal governo, incalza la Cisl, saranno le scuole elementari. Nell'anno scolastico 2009/2010 - calcola l'ufficio studi del sindacato - solo a livello provinciale per Cagliari i docenti in meno saranno il 43%, a cui si aggiungono il 43% dei tagli a Nuoro, il 38% a Oristano e il 45% a Sassari. Ma è soprattutto il trend ad allarmare la Cisl. Dai 5570 docenti inseriti negli organici della scuola dell'infanzia nel 2007/2008 si è passati ai 5234 insegnanti del 2008/2009 (-336 unità). E lo stesso si può dire considerando il numero di classi per ogni ordine e grado: dalle 23.352 attive nel 2007/2008 si è arrivati alle 22.071 del 2008/2009, ossia 1281 classi in meno.
LA MOBILITAZIONE Con queste prospettive, la Cisl non ammette sconti. E annuncia lo stato di agitazione della categoria. «La mobilitazione», spiega il segretario generale Enrico Frau, «partirà da subito con una raccolta di firme per bloccare il decreto Gelmini e sfocerà in scioperi a carattere regionale e nazionale. La scuola che vuole il ministro, cioè quella degli affetti, con il maestro unico da Libro cuore , ce la siamo dimenticati. Ciò che vogliamo», prosegue il sindacalista, «è la scuola delle conoscenze e delle specializzazioni: una scuola che si costruisce non con i tagli dettati da semplici esigenze di bilancio, ma con gli investimenti». Anche per Oriana Putzolu è necessario un cambio di marcia: «Ce lo chiede l'Unione europea», precisa, «mi domando come sia possibile rispettare gli obiettivi di Lisbona - che ci impongono di migliorare entro il 2010 la formazione per gli insegnanti e di sviluppare le competenze all'interno della società - se il Governo e la Regione agiscono minando le basi della scuola, ovvero i suoi docenti».
Oltre ai sindacati confederali si muovono anche i Cobas della scuola, che convocano personale docente e non, ma anche studenti e genitori, per un'assemblea che si terrà oggi a Cagliari, alle 17.30, nell'aula magna della scuola media Alagon in via Brianza.
LA REGIONE Anche l'assessore regionale della Pubblica istruzione, Maria Antonietta Mongiu, denuncia, in una lettera indirizzata al ministro della Pubblica istruzione, Maria Stella Gelmini, i tagli del governo, stimati in 1281 unità (al di sotto delle proiezioni della Cisl). «È fondamentale che il ministro contempli le peculiarità della Sardegna, terra di numerosi Comuni a bassa densità su cui gli effetti del ridimensionamento incidono in percentuale altissima rispetto al resto d'Italia. Non è possibile», afferma l'assessore, «pretendere simili sacrifici da chi già versa in situazione di disagio. I provvedimenti varati dal governo», aggiunge la Mongiu, «rischiano addirittura di vanificare quanto la Regione, con responsabilità e coraggio, sta facendo per promuovere il sistema scolastico regionale, mai adeguatamente finanziato dallo Stato». Gli effetti della riorganizzazione del sistema scolastico saranno discussi oggi in un incontro convocato a Roma dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
LANFRANCO OLIVIERI

 

In missione a Cagliari Bettini, vicinissimo al leader nazionale. Oggi si riunisce la direzione: i parisiani chiedono le dimissioni della Barracciu

Guerra nel Pd, arriva l'uomo di Veltroni

 

 

Non è Veltroni, ma gli si avvicina molto: Goffredo Bettini, l'uomo più in sintonia col leader nazionale del Pd, atterra a Cagliari (già atterrato, anzi: ieri sera) per vedere di persona cosa combinano i compagni sardi. Ancora impegnati, intanto, a cercare firme sui rispettivi documenti per dimostrare di avere la maggioranza. Il braccio destro del segretario parteciperà oggi pomeriggio alla riunione della direzione regionale, primo appuntamento ufficiale dopo che i garanti hanno confermato la validità dell'elezione di Francesca Barracciu alla segreteria. Forse vedrà anche, in privato, i principali esponenti del partito.
RISCHIO COMMISSARIO Mandare Bettini è un modo per dire che Veltroni segue da vicino la vicenda sarda. «Non è una missione di mediazione», chiariscono i colonnelli dell'ala Soru-Barracciu, che hanno sollecitato la presenza del luogotenente veltroniano. Tradotto: Bettini parlerà con tutti, ma per dire che non c'è alternativa al segretario eletto a Tramatza il 29 luglio. Tranne una: il commissario. Che potrebbe arrivare, sussurra qualcuno, non solo in caso di sfiducia alla Barracciu, ma anche se dovesse continuare la guerra civile degli ultimi mesi.
Ma la pace è lontana. La direzione convocata per le 16, in via Emilia a Cagliari, è stata preceduta da una vigilia di conteggi e riconteggi. Il gruppo vicino ad Antonello Cabras renderà noto in mattinata un documento in cui si chiede un passo indietro del neo segretario. I fedelissimi del senatore contano di avere almeno 76 firme - certificate - di delegati della costituente regionale. Con i parisiani (autori di un documento distinto ma simile) si supererebbe quota 78, su 155 delegati. L'ultima verifica sarà fatta stamattina, in una riunione in cui si deciderà anche l'atteggiamento da tenere nell'incontro pomeridiano.
Ma anche i soriani ieri si sono riuniti: per concordare la linea con Francesca Barracciu, e per verificare quanti delegati la sosterranno nell'assemblea di sabato. E anche questa parte del partito ritiene di avere più della metà dei costituenti dalla propria parte: precisamente 80, dice qualcuno.
GLI ULIVISTI In attesa di conoscere il documento dell'area Cabras, ieri è stato diffuso quello degli ulivisti vicini ad Arturo Parisi. Che prendono atto, pur senza condividerla, della decisione della commissione nazionale di garanzia che ha legittimato l'elezione di Barracciu. Ma poi chiedono al segretario di «dare un contributo determinante per il superamento delle difficoltà attuali rimettendo il suo mandato all'assemblea regionale».
Questo perché serve un Pd «forte, unito e autonomo, che sia sostegno ma anche contrappeso a una istituzione regionale forte». Cosa che, prosegue la nota (firmata da Filippo Spanu, Gavino Manca, Raimondo Mandis, Antonello Masala), «non può essere realizzata con un vertice eletto da una maggioranza relativa». Invece le dimissioni dell'attuale segretario, secondo i parisiani, consentirebbero «la ricerca del più ampio consenso e la ricostruzione delle basi politiche di una maggioranza solida, attorno a una segreteria scelta con un nuovo voto e individuata senza preclusione per alcun nominativo». L'ultimo passaggio sembra un'apertura nei confronti della stessa Barracciu, magari da ripescare dopo il passo indietro.
«Ma oggi chi vuole l'unità del partito non chiede le dimissioni del segretario», replica il soriano Chicco Porcu. «L'unità si ricrea se si torna a parlare di politica, di contenuti. Tenere ancora fermo il Pd sardo a discutere di metodi, come accade da un anno, finirebbe per accentuare il distacco dalla gente, che non ne può più dei nostri litigi. Vuole vederci parlare di politica».
GIUSEPPE MELONI

 

Economia

Caro-vita. I ribassi di alcune materie prime (come grano e petrolio) non innescano riduzioni dei prezzi sugli scaffali

Alimentari, nuova stagione di rincari

Aziende alle prese col rialzo dei listini e i cali dei consumi

Quasi un coro, in Sardegna, tra le aziende di trasformazione dell'agroalimentare: «Produrre costa troppo, impossibile ridurre i prezzi». Che, in molti casi, aumentano. Per il riso rincari del 25%.
La corsa del carrello della spesa non si ferma. Anche se chi può, tra le aziende sarde dell'agroalimentare, magari rinunciando a qualche centesimo a confezione, cerca di mantenere i prezzi stabili. «Difficile fare previsioni per ampi periodi, ma nel 2008 non ritoccheremo i nostri listini, a partire dal latte fresco», anticipa Francesco Casula , direttore generale della 3A di Arborea. «Il nostro è un prodotto di prima necessità, ci siamo fatti carico noi degli accresciuti costi di produzione, in stalla e nella logistica. La nostra strategia commerciale, per ora, non cambia».
LE CONSERVE Discorso diverso per la Casar di Serramanna, che sta completando la trasformazione in pelati, polpa, passata e concentrato del raccolto sardo del 2008 del pomodoro da industria. Il ritocco dei listini, fa sapere il proprietario dello stabilimento, Giovanni Muscas , vedrà un rialzo almeno del 20%. Energia a parte, spiega, sono aumentate tutte le materie prime. «In particolare, anche per gli effetti della riforma europea dell'ortofrutta, abbiamo pagato il pomodoro il 48% in più rispetto al 2007». Muscas manifesta rammarico per la quantità. «Ma la qualità è come sempre eccellente: sono certo che il consumatore sarà disposto a fare un piccolo sacrificio».
VINO E OLIO «Aumento inevitabile» anche per il vino. Alle Cantine di Dolianova, in grado di produrre 4 milioni di bottiglie con tappo in sughero in una buona annata, il presidente Sandro Murgia spera di contenere l'aumento «in un 5%, più o meno il livello dell'inflazione. Il problema, a parte il vino in sé, sono i costi degli imballaggi e soprattutto del vetro. Non ci aiuta la vendemmia: nel Parteolla», aggiunge Murgia, «si stima un calo del 30-40%. Diciamo, in sintesi, che ci sono una serie di dinamiche ancora da valutare». Al contrario, la previsione di una buona raccolta di olive porta Pasquale Manca , responsabile per l'estero dell'azienda San Giuliano di Alghero, a sottolineare che «confermiamo il prezzo del nostro prodotto. Sì, i costi del vetro sono aumentati in modo esponenziale, con punte del 38%, ma diciamo che, insieme alle altre voci in continuo rialzo, cerchiamo di digerirle noi».
IL PREZZO DEL PANE «Al momento non c'è alcun motivo perché il prezzo del pane debba aumentare». Così Giuseppe Vargiu , già vicepresidente nazionale dell'Associazione panificatori, azienda a Iglesias. «Certo è che però, nonostante la riduzione del prezzo del grano sul mercato internazionale, la nostra materia prima, la farina, non ha avuto un'adeguata flessione. Così come i costi del gasolio, nonostante il petrolio sia sceso poco sopra i 100 dollari al barile. Fa bene Mister Prezzi a occuparsene». Ma, aggiunge Vargiu, «aumentare il pane oggi avrebbe un contraccolpo negativo per la categoria, visto anche il calo dei consumi». Il discorso cambia leggermente per il pane carasau. «Sì, le quotazioni del grano sono scese, ma per un'azienda come la nostra, che esporta in Italia e all'estero il 70% del prodotto, i costi del trasporto e quindi il petrolio incidono tantissimo», spiega Anna Maria Carta , amministratore del panificio Fratelli Carta di Sedilo. «Cercheremo di contenere nel 5% il ritocco del listini».
RISO E PASTA Dal primo settembre è scattato l'aumento dei dodici prodotti della Riso della Sardegna di Oristano: +25%. «Erano fermi dal 2006. Siamo comunque sotto la media nazionale del 27, con punte del 30%», evidenzia l'amministratore, Cesello Putzu . Nel 2008 i listini mondiali del riso sono schizzati verso l'alto, condizionando le piazze italiane di Milano e Vercelli. «Un agricoltore dell'Oristanese che ci vende una partita di Arborio, fa riferimento a quei prezzi». In conto, poi, «va messo il caro-imballaggi: scatole, astucci, film per i sacchetti sottovuoto». Difficile fare previsioni sul nuovo raccolto: «I pessimisti parlano di scarse rese, altri, più realisti, di stabilità». È andata meglio del passato, invece, in Italia e in Europa, per la produzione di grano. «Anche se per tirare le somme è necessario aspettare il completamento dei raccolti in tutto il mondo», dice Lucina Cellino , presidente del pastificio Fratelli Cellino che, a Santa Giusta, produce la pasta Di Sardegna. «Noi abbiamo cercato di contenere gli aumenti, anche per venire incontro alle difficoltà economiche del consumatore. C'è stato un recente incremento da parte dell'azienda leader, ma noi abbiamo tenuto i prezzi stabili. E», conclude Lucina Cellino, «li confermeremo per tutto il 2008».
EMANUELE DESSÌ

 

Meridiana. Sanzione da 970 mila euro. La replica: biglietti gratis solo se i ritardi imputabili alla compagnia

L'Antitrust: dimenticati i rimborsi sulla continuità

 

Come annunciato, arriva la sanzione dell'Antitrust per Meridiana, accusata di pratiche commerciali scorrette. La compagnia dovrà pagare 970.000 euro. E tra le violazioni contestate dall'Autorità per la concorrenza, anche le informazioni fornite ai passeggeri in tema di rimborsi per i ritardi nei voli, così come previsto dalla norma sulla continuità territoriale. L'Autorità spiega che il vettore ha «violato, con distinti comportamenti, il Codice del Consumo, con pratiche contrarie alla diligenza professionale idonee a falsare in misura apprezzabile le scelte economiche dei consumatori». Meridiana, che ieri ha aderito all'aumento di capitale da 44 milioni di euro (20 la quota della società sarda) della controllata Eurofly, ha annunciato un ricorso contro il provvedimento.
LE CONTESTAZIONI L'Autorità ha giudicato scorrette le pratiche relative all'ammontare dei diritti di rimborso delle tariffe aeree (sanzione da 220.000 euro), alle modalità di adesione alla polizza assicurativa facoltativa (270.000), alle compensazioni ai consumatori per i ritardi nei voli (300.000) e al programma di fidelizzazione “Hi-Fly 2007/2009” (180.000). Per quest'ultimo viene contestata la modalità di emissione dei biglietti gratuiti (vengono richieste alcune spese) e il legame con la sottoscrizione di una carta di credito. Nel primo caso, invece, nel mirino dell'autorità è finita la comunicazione che riguarda il mancato rimborso, in alcuni casi, del supplemento tariffario legato al costo del carburante. Per quanto riguarda le polizze assicurative, l'autorità per la concorrenza chiede invece che la modalità di adesione (con un costo aggiuntivo di 10 euro) non scatti attraverso un meccanismo di silenzio-assenso. Meridiana, tuttavia, segnala che il sito internet è in linea con quello delle maggiori compagnie, non sanzionate dall'Antitrust.
RITARDI Questo punto è uno di quelli maggiormente contestati: secondo l'Antitrust, Meridiana, sul sito internet, avrebbe omesso di informare i passeggeri sui diritti riconosciuti in caso di ritardo dei voli (la normativa sulla continuità territoriale prevede per ogni ritardo superiore ai 20 minuti, un credito di 15 euro da utilizzare per l'acquisto di un biglietto successivo). Dall'istruttoria è emerso che la società non rispetterebbe gli obblighi e non darebbe un'adeguata informativa ai viaggiatori. Meridiana, però, replica, ricordando che l'erogazione del buono è previsto dalla legge solo nel caso in cui il ritardo sia imputabile alla compagnia (mancanza dell'aereo per un guasto oppure dell'equipaggio) e non per cause esterne (cattivo tempo, traffico o sciopero). «In tutti i casi a noi direttamente imputabili, abbiamo preferito offrire un biglietto omaggio, piuttosto che fornire un rimborso di 15 euro per un nuovo acquisto, visto che non è stato mai chiarito dalle norme in che modo doveva essere erogato e le ipotesi formulate dalle autorità avrebbero comportato un aggravio burocratico per il cliente», spiega Meridiana. ( g. d. )

 

Cagliari

Viale Diaz. Un errore all'origine dell'esplosione nell'appartamento di Gianfranco Fara, presidente regionale del Coni

Fuga di gas in casa: operaio ustionato

Il tecnico stava collegando la cucina alla rete di città

 

Mirko Marongiu, trentaduenne di Decimomannu, è stato investito da un'esplosione che lo ha scaraventato prima contro il muro e poi a terra.
Aveva appena finito di modificare l'impianto a gas della cucina e stava verificando la buona riuscita del lavoro col proprio accendino. Un intervento di routine, portato a termine centinaia di volte in pochi minuti. Il classico cambio di alimentazione: dalla bombola, alla rete di aria propanata che arriva in tutta la città.
Un paio di scintille vicino ai fornelli, per accendere la fiamma prima di rimettere a posto gli attrezzi del mestiere. E invece Mirko Marongiu, trentaduenne di Decimomannu, dipendente della società Sinergas, è stato investito da un'esplosione che lo ha scaraventato prima contro il muro e poi a terra.
Nell'appartamento, al primo piano di una palazzina di viale Diaz (dove abita il presidente del Coni Gianfranco Fara) si è scatenato l'inferno: il boato ha mandato in frantumi i vetri delle finestre, divelto gli infissi e una serranda chiusa a metà e ha quasi abbattuto la porta d'ingresso.
USTIONI DI 2° GRADO L'operaio è stato soccorso da Fara e dalla moglie (illesi: al momento dello scoppio la donna era in un'altra stanza, mentre il politico era appena uscito), e da un collega che stava programmando un altro intervento al terzo piano dello stesso palazzo.
Marongiu è stato accompagnato dall'ambulanza del 118 al pronto soccorso del Brotzu: ha ustioni di primo e secondo grado in varie parti del corpo (braccia e viso soprattutto) e una contusione all'addome.
Ora è ricoverato nello stesso ospedale, ma non è in pericolo di vita.
Secondo la ricostruzione dei vigili del fuoco, l'operaio specializzato stava adattando la cucina di casa Fara: il classico “passaggio” dalla bombola alla rete di aria propanata, fornita dalla Isgas. Era arrivato in viale Diaz poco prima delle 10, come stabilito da tempo. Insieme a lui un collega, che è salito in una abitazione dello stesso condominio per concordare un altro intervento.
L'ESPLOSIONE Dopo aver cambiato gli ugelli dell'impianto, ha pulito il flessibile che alimenta i fuochi. Solitamente, dopo questo tipo di manovre si forma qualche goccia di condensa: le condutture vanno allora scollegate e spurgate.
È in questo momento che si è sfiorata la tragedia. Il tecnico probabilmente ha riallacciato male il tubo: la perdita ha saturato l'ambiente di gas. E quando ha provato ad accendere i fornelli, con il proprio accendino, è stato investito dall'esplosione.
I vigili del fuoco, coordinati dal caposquadra Eolo Edosini, sono arrivati in viale Diaz con un'autobotte e un altro mezzo di soccorso: i sei uomini hanno messo in sicurezza l'impianto e si sono accertati che non ci fossero altre perdite. Secondo la loro perizia (portata a termine dall'ingegnere del Corpo, Antonio Nurchi) per la palazzina di quattro piani non ci sarebbero problemi di stabilità.
I DANNI L'esplosione invece non ha risparmiato i danni all'appartamento del presidente del Coni: gli infissi distrutti, rotti tutti i vetri della casa e alcuni soprammobili, scardinata la porta d'ingresso. E lo spavento, tanto.
M.R.

 

Via Biasi. Sit in ieri davanti alla sede dell'azienda che ha negato il rinnovo

Anas, protestano gli 80 precari senza contratto

 

 

Sono arrivati ieri mattina a Cagliari da tutta la Sardegna e hanno manifestato per ore davanti alla sede dell'Anas (in via Biasi) mentre all'interno del palazzo era in corso un importante vertice tecnico-organizzativo. Protagonisti del sit-in di protesta 80 precari, quasi tutti con famiglia a carico, che per anni hanno prestato servizio come manutentori stradali svolgendo diverse mansioni: taglio dell'erba, spazzaneve, spargisale, ripristino dei guardrail e del manto asfaltato. Dopo un lungo periodo di precariato speravano di essere internalizzati, ma al contrario si sono visti negare il rinnovo del contratto part-time.
È il caso di Mario Enna, 52 anni di Sassari o di Roberto Congia, 43 anni di Iglesias. «Chiediamo solo di essere stabilizzati - spiegano - Abbiamo lavorato stagionalmente come autisti e cantonieri usufruendo di contratti rinnovabili ogni sei mesi. Ma alla fine anziché assumerci ci hanno lasciato senza lavoro». Giandomenico Ollosu, 35 anni di Gonnosfanadiga, lavora da 7 anni ed è il veterano del gruppo. «Il problema - spiega - è che di recente le nostre mansioni sono state affidate a ditte esterne, col risultato che noi siamo rimasti con un pugno di mosche in mano».
«Non si capisce - si sfoga il nuorese Salvatore Pedduzza - come mai l'Anas abbia fatto questa scelta visto che poteva contare su personale già formato. È un'ingiustizia. Ci sentiamo dei lavoratori usa e getta». Dello stesso parere Salvatore Pichereddu, 40 anni di Orgosolo con una moglie e un bimbo piccolo a carico, e Roberto Congia, padre di due figli: «Senza stipendio come facciamo a tirare avanti? Non ci resta che appellarci ai politici sardi affinché ci diano il loro sostegno».
L'azienda intanto ha fatto sapere (attraverso un comunicato) che analizzerà la situazione dei lavoratori «sulla base di un'attenta valutazione del fabbisogno di organico in chiave locale e nazionale». (p. l.)

 

teatro lirico

«Un contratto di 24 mesi? No grazie» I bigliettai licenziati respingono l'offerta

 

La mediazione dei sindacati non ha dato i frutti sperati. La vertenza degli ex bigliettai del Teatro Lirico non accenna a risolversi e se alcuni giorni fa l'accordo tra il Teatro e i lavoratori appariva ormai cosa fatta ora tra le parti è calato nuovamente il gelo e le due posizioni appaiono lontanissime e inconciliabili.
L'amministrazione del Lirico, per bocca del suo direttore Vincenzo Caldo, aveva proposto ai sindacati la possibilità di riassumere da subito i sei lavoratori ma solo a tempo determinato e per un periodo massimo di 24 mesi. Nel corso di un successivo incontro nella sede della Cgil, però, i dipendenti avevano declinato l'offerta perché considerata inadeguata. Gli ex bigliettai puntano all'assunzione a tempo indeterminato e intendono portare avanti la loro battaglia senza cedere a compromessi.
Ieri la storia si è arricchita di un nuovo capitolo. Gli ex impiegati si sono presentati alle 8 in biglietteria, come se nulla fosse, per riprendere il lavoro dopo la pausa estiva. Ma non sono stati fatti entrare. C'è dell'altro: se fino a lunedì sera un cartello all'ingresso indicava il 9 settembre quale giorno di riapertura della biglietteria, ieri un nuovo cartello rinviava l'apertura al 16. Con buona pace per gli abbonati che si sono presentati puntuali in teatro. «A nostro avviso i licenziamenti sono illegittimi - spiega la portavoce del sestetto Leila Manno - per cui ci siamo recati normalmente al lavoro nel giorno previsto di riapertura». Secca la replica dell'amministratore Vincenzo Caldo e del direttore del personale Angelo Vargiu. «Il contratto tra Le Biglietterie Srl e il Teatro è stato rescisso». Caldo e Vargiu hanno comunque rinnovato la loro proposta di riassunzione: «Non vogliamo metter sulla strada nessuno e sia chiaro che il teatro vuole garantire la continuità occupazionale dei sei. Tuttavia non possiamo assumerli con contratto a tempo indeterminato perché il Ministero ce lo vieta fino al 2010. Invitiamo pertanto i lavoratori ad accettare l'offerta così com'è e in futuro vedremo se si potrà fare di più. Ma è ovvio che se non ci daranno una risposta in tempi brevi saremo costretti ad attivarci per trovare dei sostituti: martedì prossimo il servizio di biglietteria dovrà comunque ripartire». L'ultimatum non ha smosso le convinzioni dei lavoratori che vogliono aspettare l'esito del ricorso presentato al Tribunale del Lavoro dal loro legale Carlo Dore. Il primo incontro col giudice è fissato per il 23 settembre. (p. l.)

 

Fumata nera ieri alla riunione del Comitato tecnico per l'attuazione dell'Accordo di programma

Tuvixeddu, un mese per evitare lo scontro

Coimpresa: «Niente dialogo se non si ristabiliscono diritti e legalità»

Il sindaco Floris: «Entro un mese le parti proveranno a dialogare per capire se sia possibile rimodulare l'accordo».
Un mese di tempo per valutare se esistono possibilità di raggiungere un'intesa condivisa per rimodulare l'Accordo di programma. Ma le posizioni restano distanti, con la Regione che, dopo il nuovo stop ai lavori, non sembra ancora aver avanzato offerte e Nuova iniziative Coimpresa che, dal canto suo, ha già annunciato un ricorso ai giudici contro l'ulteriore blocco al cantiere.
È quanto emerso ieri mattina, nell'aula consiliare del Municipio, al termine della riunione del Comitato di vigilanza per l'attuazione dell'Accordo di programma. Un vertice a porte chiuse (fuori manifestavano pochi esponenti del Cagliari social forum per chiedere la tutela della necropoli), alla fine del quale nessuno ha scoperto le carte, rimandando tutto di un mese. «In questo periodo», ha spiegato il sindaco Emilio Floris, «le parti proveranno a dialogare per capire se possono esserci ulteriori sviluppi e se sia possibile rimodulare l'accordo».
Assente il presidente della Regione, Renato Soru, all'incontro hanno partecipato tre assessori: Carlo Mannoni (Lavori pubblici), Gianvalerio Sanna (Enti Locali e Urbanistica) e Maria Antonietta Mongiu (Beni culturali) e gli altri privati firmatari dell'accordo di programma. Finito il vertice, i tre esponenti della giunta regionale sono andati via senza rilasciare dichiarazioni, mentre l'assessore comunale Giovanni Campus (Urbanistica) ha confermato la nuova convocazione per il mese prossimo. Trenta giorni per avvicinare le parti, oggi lontanissime.
E che il clima non sia proprio conciliante lo confermano soprattutto i vertici di Coimpresa, presenti all'incontro con Gualtiero e Giuseppe Cualbu e l'avvocato Antonello Rossi, spiazzati dalla nuova sospensione dei lavori, arrivata proprio quando sembravano aprirsi spiragli di dialogo. «Riteniamo il nuovo provvedimento illegittimo e lo impugneremo», spiega Giuseppe Cualbu. «Non ci sono proposte, né possiamo accettare che l'accordo venga modificato unilateralmente. Prima di qualsiasi intesa è necessario che venga ristabilita una condizione di diritto e legalità». Scartata l'ipotesi di un accordo sulla falsariga di quello raggiunto tra Regione e impresa Cocco, esterna all'Accordo di programma. «Abbiamo ceduto 40 ettari al Comune per il parco urbano e archeologico», prosegue, «investendo milioni di euro per la progettazione delle opere pubbliche. Una situazione profondamente differente. Ci sono accordi, impegni presi in quindici anni, che la Regine non sembra riconoscere più. Il danno è enorme».
FRANCESCO PINNA

 

Carrefour. Socialisti: «Il Comune intervenga per tutelarle»

Le cassiere minacciano scioperi

 

Scioperi improvvisi e nuove manifestazioni. Si alza il livello di scontro tra la direzione dell'ipermercato Carrefour e il sindacato autonomo Flaica-Cub: al centro del contendere c'è l'avvio della mobilità per ventotto dipendenti. Tutto è legato ai contratti part-time esclusivamente per il turno mattutino, nel quale si sarebbe registrato un calo delle vendite.
Impossibile, per il momento, raggiungere un accordo su una diversa turnazione. «La Flaica-Cub», spiega in una nota il segretario provinciale Carlo Serra, «ha programmato altre due giornate di protesta nelle quali si inviteranno, per solidarietà, i clienti a non fare la spesa». Non solo: «In ogni momento, in accordo con il sindacato, i cassieri potranno scioperare improvvisamente e senza preavviso».
I vertici di Carrefour continuano, a trincerarsi dietro un no comment che, ormai da giorni, rende impossibile riportare anche la posizione dell'azienda su questa vertenza, che approda anche all'assemblea civica di via Porcu. «Il Comune e in particolare il sindaco Ruggeri devono intervenire», commenta il capogruppo socialista Guido Sarritzu, «un'azione a favore di questi operatori è indispensabile al fine di garantire i livelli occupazionali».
Nei giorni scorsi si era già svolto un incontro tra l'assessore allo Sviluppo economico Tonio Lai e una delegazione di dipendenti iscritti alla Flaica-Cub. «L'amministrazione comunale», spiega il vicesindaco, «continuerà a essere vigile e attenta, come già ha fatto da un anno a questa parte, ma davanti a una trattative sindacale in atto non può che attenersi al rispetto dei ruoli».
GIOVANNI MANCA DI NISSA

 

Sarroch. Le famiglie dei residenti protestano contro il servizio di raccolta comunale

Monte Arrubiu invaso dalle discariche

Cumuli di rifiuti scaricati tra le case del piccolo borgo rurale

 

Cumuli di rifiuti tra le abitazioni della borgata di Monte Arrubiu. Le famiglie dei residenti contestano il servizio di raccolta.
Per raggiungere casa sua, uno dei residenti del borgo è addirittura costretto a scendere dall'auto e liberare la strada dai rifiuti. La situazione per le quindici famiglie che vivono nella zona di Monte Arrubiu è diventata ormai insostenibile, residui di eternit, lana di vetro, bombole a gas, frigoriferi e buste dai contenuti maleodoranti si affastellano a pochi metri dalla case generando problemi di carattere igenico-sanitario. Nonostante gli interventi di bonifica portati avanti dal Comune, l'area ripulita si trasforma dopo poco tempo in una discarica abusiva. «Gli operai del Comune hanno realizzato un lavoro a metà - lamenta Mirko Manias, un residente - sono stati portati via i materiali ingombranti come lavatrici e frigoriferi, ma i rifiuti pericolosi sono ancora lì, e sembra quasi che facciano da calamità attirando altri rifiuti». Arrivando a Monte Arrubiu è impossibile non notare la montagna di immondizia: i giardini ben curati dei residenti stonano con i metri cubi di calcinacci e sacchetti che deturpano la zona: i vecchi elettrodomestici gettati qua e la nelle campagna non si contano neppure. «La responsabilità è anche del proprietario del terreno in cui l'immondezzaio cresce indisturbato - dice Manias - siamo stanchi di vedere deturpata la zona in cui viviamo: se l'amministrazione comunale non prenderà presto dei provvedimenti chiederemo l'intervento della Asl e della Provincia». Anche i consiglieri di minoranza del gruppo di Arianoa invitano l'amministrazione a bonificare le discariche abusive di Monte Arrubiu e delle altre periferie del paese. «Nel territorio sono tanti i punti dove sorgono discariche improvvisate - spiegano - la maleducazione di certi cittadini non deve però giustificare gli interventi poco incisivi adottati per fronteggiarne il proliferare».
Replica il sindaco Mauro Cois: «Conferire nelle discariche alcuni materiali è impossibile - spiega - per smaltire certi tipi di rifiuto occorrono parecchi quattrini: un metro di eternit per esempio costa alle casse comunali ben sedici euro a metro quadro, una spesa che grava poi sulle bollette dei cittadini che rispettano la raccolta differenziata. Per bonificare le discariche abusive destineremo 26 mila e avvieremo un progetto di educazione ambientale che ci auguriamo ponga un freno alla maleducazione di chi getta gli inerti nelle campagne». Nei prossimi giorni verrà discusso il capitolato d'appalto per l'assegnazione del servizio di raccolta differenziata a domicilio per l'intero territorio di Sarroch, che dovrebbe portare agli inizi del 2009 anche i residenti delle frazioni periferiche a godere del ritiro di rifiuti porta porta.
IVAN MURGANA

 

Sarrabus

Consorzio di bonifica, cresce la protesta

 

Continua la protesta degli stagionali del Consorzio di bonifica che chiedono l'assunzione per sei mesi all'anno per chi ha raggiunto 453 giornate lavorative. Gli operai hanno incontrato anche il segretario di Rifondazione comunista Michele Piras che ha garantito il suo impegno per la soluzione della vertenza.Un argomento che è già rimbalzato in Consiglio provinciale e che è destinato anche a fare eco in Consiglio regionale nella prossima seduta. In merito c'è stata una interrogazione del consigliere regionale Eugenio Murgioni che chiede di sapere «quali concrete iniziative, il presidente Soru e l'assessore Foddis- intendano intraprendere al fine di appurare la reale situazione relativa alla gestione del Consorzio e se intendono intervenire anche per restituire ai cittadini un servizio puntuale, efficiente e caratterizzato da canoni di utenza che siano improntati da un criterio di equità in relazione alla qualità del servizio offerto». (ant.ser.)

 

Decimomannu. Lavoro a rilento dopo l'adozione di un nuovo sistema informatico

Pagamento ticket, esasperazione in fila

Lunghe attese davanti agli sportelli del Poliambulatorio

 

Interminabili file davanti allo sportello ticket del Poliambulatorio della Asl 8 dopo il trasferimento di due impiegati in altre sedi.
Lunghe file davanti agli sportelli per pagare il ticket. Da qualche settimana è così tutte le mattine, e al Poliambulatorio della Asl 8 di via Parrocchia cresce la protesta. «Da quando è stato adottato un nuovo software», ammette un impiegato.
Per completare ogni singola operazione ci vuole almeno un quarto d'ora: troppo. «Ma perché non fai un altro lavoro?», chiede un utente esasperato mentre attende davanti allo sportello che l'impiegato completi la pratica. A peggiorare una situazione già complicata si è aggiunto dalla fine del mese scorso il trasferimento di due dipendenti nelle sedi di Villasor e Siliqua dove pure mancano ambulatori specialistici.
Una scelta che, di fatto, ha penalizzato ulteriormente il Poliambulatorio della Asl 8 di Decimomannu dove sono rimasti solo due impiegati allo sportello ticket e dove si rivolgono i pazienti di una dozzina di centri per un bacino d'utenza di 90 mila residenti. Numeri destinati ad aumentare se si considera che la dozzina di medici specialistici che operano nel Poliambulatorio è a disposizione del numero di prenotazione 4747 portando quindi ad aggiungersi anche i pazienti di Cagliari e Quartu. Facile capire quindi quale bolgia possano diventare gli uffici per il pagamento del ticket di via Parrocchia. Impossibile chiedere ragioni della situazione al responsabile del Poliambulatorio: il cellulare del dirigente Lorenzo Cozzolino squilla a vuoto senza che nessuno risponda e nessuno degli impiegati conferma la sua presenza negli uffici. Della situazione davvero critica si è resa conto anche l'associazione Altroconsumo e in una nota di questi giorni ha sintetizzato i punti critici della struttura pubblica. «Nella zona antistante il Poliambulatorio», denuncia il responsabile regionale di Altroconsumo Francesco Mattana, «non esistono aree sufficienti di parcheggio per le auto». Non bastasse, «l'ascensore situato all'ingresso dello stabile non rispetta le norma in materia di fruibilità e accessibilità per disabili in carrozzella mentre per quanto riguarda l'igiene, in alcune stanze adibite per l'attesa degli utenti sono state trovati diversi mozziconi di sigaretta».
Ma è il colpo d'occhio offerto da uffici pur così importanti che rende il tutto davvero allarmante: le stanze che ospitano lo spazio per le file risultano davvero piccole e la fila che si forma si allunga fino alle scale arrivando fin fuori dal locale. E così, nonostante l'orario degli uffici preveda la chiusura a mezzogiorno, prima di servire tutti gli utenti presenti, in questi giorni si arriva fino alle 13.30. Con nervosismi e liti molto spesso placati dall'arrivo delle forze dell'ordine.
GIAN LUIGI PALA

 

Medio Campidano

Gonnosfanadiga. Troppi debiti e produzione in calo: domani si riuniscono i soci olivicoltori

Olio bollente sui conti in rosso

Cooperativa S. Barbara vicina alla liquidazione

 

Domani l'assemblea dei soci dovrà decidere se ripianare i debiti oppure mettere l'azienda in liquidazione. La cooperativa Santa Barbara è in difficoltà già da qualche anno per la concorrenza agguerrita e il calo della quantità di prodotto lavorato.
La cooperativa olearia Santa Barbara di Gonnosfanadiga è arrivata al capolinea. Se i soci non metteranno mano al portafoglio l'azienda sarà messa in liquidazione. Lo ha deciso il Consiglio di amministrazione, che per domani alle 15 nella sede di via Pabillonis 1 ha convocato l'assemblea dei soci per discutere la proposta di messa in liquidazione della cooperativa.
«Da quando sono stato eletto presidente, nel marzo del 2003, ho cercato in tutti i modi di salvare l'azienda. Abbiamo presentato diversi progetti anche alla Regione per rinegoziare i mutui e i prestiti vari, ma senza alcun esito», afferma Antonio Sardu. Cinque anni di impegno, ma col destino segnato. «Forse sarebbe meglio affermare che la maggior parte dei soci non ha creduto nella cooperativa», aggiunge amaramente il presidente. Eppure era stata costituita per valorizzare "l'oro di casa", l'olio extravergine appunto. Gli olivicoltori di Gonnosfanadiga producono un olio extravergine che viene da migliaia di piante d'olivo disseminate nella zona, tra i migliori in Sardegna. Per commercializzarlo nel 1976 costituirono la cooperativa "Santa Barbara", che riunisce 904 soci, 1756 ettari di oliveti, 100 mila piante. Una potenzialità che aveva dato subito ottimi risultati. L'associazionismo pagava. La produzione aumentava (annualmente venivano lavorati oltre 24 mila quintali di olive con quattromila litri d'olio). Nel 1996 ebbero inizio i problemi finanziari. Le cause riconducibili a diversi fattori. Di questi alcuni hanno avuto la loro radice nell'evoluzione del mercato, con l'accresciuta capacità concorrenziale delle marche tradizionali e di quelle locali.
Oltre alla concorrenza sul prezzo, la Santa Barbara in questi ultimi anni ha lavorato una quantità sempre minore di olive. È diminuito il numero dei soci e quindi anche i carichi di conferimento. «Alcuni soci che avevano delle pendenze hanno preferito rivolgersi ad altri frantoi per la molitura delle olive, pur di non pagare quanto dovevano alla cooperativa», fa notare il presidente. Già nel novembre del 2002 fu proposto un progetto di riorganizzazione per costruire le basi di un nuovo posizionamento della Santa Barbara sul piano economico, finanziario e gestionale. Fu anche approvato dall'assemblea dei soci, ma mai attuato.
«Per uscire da questa impasse la cooperativa doveva assolutamente aumentare il capitale e quindi i soci avrebbero dovuto mettere mano al portafoglio congelando i crediti maturati», sottolinea Antonio Sardu. È da tre anni che si cerca di ricapitalizzare l'azienda. La disponibilità dei soci c'è stata, ma solo a parole. Infatti, ad ogni approvazione di bilancio tutti erano d'accordo a versare la quota sociale, nessuno però ha sborsato un centesimo. E così il bilancio del 2007 registra una perdita d'esercizio di 178.688 euro, che va ad appesantire il passivo: 2.102.653 euro, di cui 800 mila debiti bancari.
«Ora il consiglio di amministrazione è costretto a proporre la messa in liquidazione della cooperativa per evitare di aggravare la situazione», rimarca il presidente. Senza la ricapitalizzazione non si può andare avanti? «Un'alternativa per rinviare la messa in liquidazione c'è. Basterebbe ripianare il disavanzo di bilancio 2007. Venerdì chiederò ai soci di fare di tutto per mettere a disposizione della cooperativa i circa 180 mila euro di perdita per avere la possibilità di prolungare l'attività e di salvaguardare l'azienda», aggiunge Antonio Sardu. La chiusura degli impianti di via Pabillonis per l'olivicoltura locale darebbe inizio ad un periodo oscuro. «La cooperativa non ha bisogno di avere un fatturato di milioni di euro come qualcuno dice. Per mandare avanti l'attività basterebbe lavorare diecimila quintali di olive per annata, commercializzare poche migliaia di litri d'olio extravergine e alcune centinaia di quintali di olive da salamoia», fa notare il presidente. Domani sarà il giorno della verità.
GIAN PAOLO PUSCEDDU

 

Sulcis

Carbonia. Le opere sistemate tra le strutture del vecchio cantiere minerario recuperato dal Comune

Le pietre di Sciola in miniera

A Serbariu le sculture dell'artista di San Sperate

 

La Grande miniera di Serbariu ospiterà per i prossimi tre mesi una grande mostra delle sculture sonore di Pinuccio Sciola. La mostra-evento voluta dall'amministrazione comunale verrà visitata dalle scolaresche di tutta l'Isola.
C'è una strana sintonia tra i grandi blocchi di basalto intarsiati di linee, lamelle, scanalature regolari e i pezzi delle grandi macchine da miniera adagiati sulla terra come membra inarticolate di un gigantesco robot. Non a caso la mostra ha un titolo emblematico: “Dentro la terra dentro la pietra”. Più che uno slogan è un concetto: «I minatori entravano nella terra per togliere le pietre, per loro erano il pane, io entro nella pietra». Pinuccio Sciola, la racconta così questa mostra di sculture, le sue sculture, allestita nella Grande miniera di Serbariu, a Carbonia. È la prima volta che le grandi sculture di Pinuccio Sciola escono dal giardino di aranci della sua casa di San Sperate per una mostra nell'Isola: le pietre sonore hanno varcato il mare più volte, sono state accolte di grandi mostre nella Penisola o all'estero, mai in Sardegna.
GRANDI SPAZI Nella vecchia miniera Sciola si confronta con «un grande spazio». Il risultato è eccezionale. «Qui le opere respirano un'altra dimensione», fa rilevare l'artista. Ma non è soltanto una questione di spazi. Sciola con le sue pietre interpreta la miniera. Le sculture emanano magnetismo, «l'arte che accompagna i giovani a scoprire non solo i valori intrinseci della materia ma anche di questo luogo che ha dato tanta materia».
La mostra è già allestita nei minimi particolari anche se verrà inaugurata ufficialmente sabato pomeriggio. Le grandi pietre fiancheggiano l'ampio viale che si apre tra gli edifici restaurati della vecchia miniera. La sala argani accoglie una decina di opere più piccole. La simbiosi è quasi perfetta. «Sembra che queste sculture siano state sempre qui, che appartengano al luogo», ha fatto rilevare Gianni Murtas, autore, insieme a Giuseppe Marci dei testi che compongono il libro-catalogo dell'esposizione.
LA RUGGINE Anche il colore della superficie del basalto è identico a quello della ruggine che sta colonizzando i vecchi macchinari, i tagli regolari che costituiscono la trama delle pietre scolpite rimandano alle lamelle delle grandi turbine, alle scanalature che solcano i giganteschi rocchetti sui quali si avvolgevano i cavi d'acciaio delle gabbie che andavano su e giù per i pozzi.
L'amministrazione comunale di Carbonia ha voluto fortemente la mostra che, ha sottolineato il sindaco Tore Cherchi «crea questo connubio tra l'arte e la miniera». Un connubio che ha portato l'artista «a entrare in relazione con gli spazi della miniera», ha sottolineato l'assessore alla Cultura Maura Saddi. E Sciola spiega che questo suo «entrare dentro la pietra» equivale all'«entrare dentro la terra» dei minatori, «come se stessimo esprimendo i semi della terra», e le pietre «fossero come baccelli».
I GIOVANI La mostra rinsalda quello che il commissario del Parco geominerario Giampiero Pinna ha definito «l'antico rapporto di Sciola con la miniera». Avrà anche una importante valenza didattica, Il direttore artistico Giorgio Dettori ha infatti annunciato che resterà aperta fino al 20 dicembre per dare modo alle scolaresche di tutta la Sardegna di visitarla scoprendo, nel contempo, la Grande miniera di Serbariu e il Centro italiano della cultura del carbone. Insomma le sculture di Sciola diventeranno il veicolo per «portare la gente in miniera e fare conoscere la miniera in maniera che riprenda a frequentarla come elementi proprio del territorio», ha sottolineato il direttore del museo Antonello Murgia.
Per lanciare l'iniziativa miniera-sculture-scuole è stato predisposto un imponente battage pubblicitario con la stampa di centomila cartelline, trentamila segnalibro, diciottomila locandine, cinquantamila depliant e quasi tremila cataloghi in italiano, inglese e tedesco: saranno inviati alle scuole dell'Isola in maniera che gli insegnanti abbiano il materiale per preparare la visita. Insomma Sciola in miniera sarà un grande evento.
SANDRO MANTEGA

 

Portovesme

Per la Otefal in arrivo un nuovo socio

 

È ancora tutta da definire l'emergenza Otefal Sail a Portovesme, che ha portato al riavvio solo parziale dello fabbrica di laminati di alluminio. Ieri mattina nello stabilimento si è svolta un'assemblea generale dei lavoratori con le segreterie provinciali dei metalmeccanici e con la Rsa, per fare il punto della situazione. È stata comunicata ai lavoratori il probabile arrivo di un nuovo socio a fianco dell'imprenditore Pozzoli. Appena la cosa sarà ufficializzata ( al raggiungimento dell'accordo mancherebbero solo alcuni dettagli) sarà più chiaro l'intero programma di rilancio dello stabilimento, in particolare per quanto riguarda l'ammontare degli investimenti e i tempi necessari per realizzarli. Proprio dal tempo necessario ai lavori di ammodernamento degli impianti dipende il ricorso o meno alla cassa integrazione. (a. pa.)

 

Carbonia. Casse vuote, chiesto l'intervento della Regione

Consorzio bonifica: niente stipendi

 

Dipendenti in agitazione al Consorzio di bonifica del Basso Sulcis. L'ente non ha ancora provveduto a corrispondere gli stipendi di luglio e agosto oltre alla quattordicesima. Una situazione che sta creando molti disagi. «Nemmeno l'ingente finanziamento concesso dalla regione - ha fatto notare Franco Pani, rappresentante aziendale della Filbi Uila - ha consentito di normalizzare la situazione finanziaria dell'ente». Il denaro della Regione, oltre che per pagare parte degli stipendi arretrati, infatti, è stato destinato a saldare alcuni dei debiti del Consorzio. Da qui, appunto, l'appello a un intervento urgente «soprattutto - ha sottolineato Pani - per destinare con priorità al pagamento degli stipendi le somme che dovessero essere assegnate all'ente». (m. lo.)

 

carloforte

Incontro col ministro dei Trasporti per parlare del dopo Tirrenia

 

Si avvicina il momento dell'uscita di scena della Tirrenia e Carloforte chiede di poter far valere le sue esigenze di isola nell'isola. In un fax inviato ieri a Governo, Regione e Provincia, il sindaco Stefanello ha chiesto un incontro con il ministero dei Trasporti. L'argomento è di forte attualità, visto che nei prossimi mesi scadrà la convenzione fra Tirrenia e Stato e si aprono scenari nuovi per il delicato settore dei trasporti per le isole minori. La Saremar, società regionale del gruppo Tirrenia che garantisce la maggior parte delle corse sulle tratte di Calasetta e Portovesme, passerà probabilmente, con il suo naviglio alla Regione. O arriveranno i privati. Si chiude un'epoca. Stefanelli ricorda anche che la flotta pubblica «ha comunque rappresentato nel corso degli ultimi decenni una garanzia che non vorremmo venisse messa in discussione».
Dopo aver parlato delle «forti penalizzazioni sia per i recenti aumenti tariffari, sia per l'inadeguatezza delle navi che fanno la spola da e per l'isola di San Pietro», il sindaco ha ribadito di voler pervenire ad una soluzione equilibrata tra le esigenze dei viaggiatori e quelle di bilancio della Tirrenia. Stefanelli ha auspicato inoltre che le scelte siano concertate con gli amministratori di Carloforte.
MARIANO FROLDI

 

Ogliastra

tortolì Esposto alla magistratura

Un bimbo autistico senza asssistenza Genitori contro l'Asl

 

 

Dopo 20 anni da emigrato è rientrato in Ogliastra dalla Lombardia insieme alla moglie Maria Teresa Zara e ai due figli Megan di 8 anni ed Eric di 12, affetto da autismo. Nella terra natale Davide Melis, 40 anni di Tortolì, ha però trovato un autentico inferno burocratico. Fino ad oggi la Asl non è riuscita a prendersi cura di Eric, iperattivo come sono i bambini autistici ma privo di una assistenza professionale che ne valorizzi e sviluppi, come è giusto che sia, le doti di bambino diversamente abile. « Ci siamo trovati soli - è lo sfogo amaro di Maria Teresa - abbandonati da una Asl che ha fatto solo promesse. Siamo rientrati a giugno e da allora Eric grava completamente sulle nostre spalle, impedendo a me e a mio marito di poter svolgere un lavoro, di cui c'è assoluto bisogno per il sostentamento della famiglia. Solo il Comune di Tortolì ci ha trovato una soluzione di emergenza presso la casa famiglia A.Bi.La. Da qualche giorno, però, anche questa assistenza è venuta a cessare. Siamo comunque determinati ad andare fino in fondo su questa assurda vicenda ». Ieri mattina i genitori di Eric erano negli uffici del procuratore di Lanusei cui hanno presentato un esposto sulle inadempienze della Asl, già inviato in precedenza all' all'assessore regionale della Sanità Nerina Dirindin.
«Siamo rientrati in Ogliastra da Cantù a giugno di quest'anno - esordisce il documento - ma già da gennaio eravamo in contatto con il neuropsichiatria infantile della Asl responsabile del servizio. Costui si è ben presto rivelato nettamente inadeguato, proponendoci terapie ridicole che non solo vanno a ledere la stabilità emotiva del bambino ma anche quella di noi genitori e dell'altra figlia più piccola. Rassicurazioni di tenore puramente dilatorio ci sono state propinate dal responsabile del distretto di Lanusei e dal direttore sanitario della Asl .Le sole proposte che ci hanno presentato sono quelle di una struttura privata totalmente a nostro carico o quella di un ricovero in internato a Carbonia, a carico della Asl.
Intanto Eric manifesta peggioramenti comportamentali, in assenza di un programma specifico.
«Sono rientrato nel mio paese d'origine - è lo sfogo di Davide Melis - sicuro di trovare un'assistenza perlomeno simile a quella di cui godevamo a Cantù. Stento a riconoscere la mia terra. Mi sembra di essere in un altro pianeta».
NINO MELIS

 

Loceri

Finanziata una casa di riposo per gli anziani di cinque comuni

 

Una casa di riposo per anziani è stata finanziata dalla Regione all'Unione dei comuni che raggruppa i centri di Lanusei, Arzana, Elini, Loceri e Barisardo. La struttura , quattordici posti riservati ai nonnini dei cinque comuni ogliastrini, sorgerà a Loceri, nei locali comunali che si trovano sopra il centro di aggregazione sociale, grazie ad un finanziamento di 350mila euro stanziato dalla Giunta regionale nel corso della penultima seduta.
«Con questo finanziamento - sottolinea il sindaco di Loceri Carlo Balloi - si concretizza un obiettivo che l'Unione dei comuni perseguiva da tempo. Attivando questo servizio si daranno risposte concrete alle esigenze di una comunità che conta un numero sempre maggiore di anziani».
L'aumento generalizzato della popolazione anziana pone le amministrazioni comunali di fronte alla necessità di erogare servizi adeguati alle problematiche della terza età. I tempi si preannunciano brevissimi. L'Unione dei comuni, guidata dal primo cittadino di Lanusei Virginia Lai, ha intenzione di appaltare i lavori di realizzazione della struttura di Loceri già entro dicembre per veder completata l'opera al massimo entro il prossimo anno. La formula dell'Unione dei comuni, ancora una volta si sta rivelando vincente rispetto alla possibilità di far arrivare nel territorio finanziamenti destinati a mettere in rete servizi e strutture.
«Crediamo - sottolinea il primo cittadino di Lanusei Virginia Lai tra i principali fautori della collaborazione e presidente dell'organismo - che mai come in questa occasione sia valido il detto l'unione fa la forza. La casa di riposo è una risposta concreta all'esigenza partita da Loceri e condivisa dagli altri comuni che consideriamo come quartieri di un unico centro urbano. Si tratta di un'iniziativa che abbiamo fatto nostra come altri interventi già in itinere a partire dall'Università online di Elini diventata patrimonio di tutti».
GY.FE

 

Oristano

Oristano. Lavoro a rischio per gli operai di Sarda Bitumi, Europro, Martini e dei cantieri sulla 131

Cento licenziamenti al rientro dalle ferie

 

 

Situazione d'allarme nel comparto economico oristanese, dove il rientro dalle ferie è stato accompagnato da forti timori per la possibile perdita di quasi un centinaio di posti di lavoro.
SARDA BITUMI Le procedure di mobilità sono state attivate per quindici dei sedici dipendenti della Sarda Bitumi, azienda leader a Oristano e in tutta laSardegna, costretta a fare i conti con una crisi di mercato senza precedenti. L'impianto qualche anno fa era stato trasferito dalla storica sede di Torregrande nel nuovo stabilimento della zona industriale di Oristano: per realizzare una nuova struttura la società aveva investito poco meno di sei milioni di euro, ma nel giro di poco tempo si sono presentate le difficoltà. Che ora si stanno facendo sempre più gravi. E se la crisi della società non sarà risolta entro la prossima primavera, non soltanto gli operai perderanno definitivamente il lavoro ma chiuderà i battenti un'impresa che ormai da decenni opera in città.
EUROPRO Sono stati, invece, già licenziati sei degli otto operai della Europro, un'azienda che opera nella zona industriale di Oristano e che fabbrica contenitori in alluminio per alimenti. Anche in questo caso la crisi mette a rischio l'impresa e ovviamente i posti di lavori. La segreteria provinciale della Cgil, comunque, ha contestato le procedure adottate e ha chiesto l'intervento della Guardia di finanza per verificare l'esistenza di eventuali vincoli occupazionali collegati all'erogazione di contributi pubblici. «La situazione è sempre la stessa: le imprese ottengono i finanziamenti statali e regionali per avviare nuove attività produttive e dopo qualche tempo abbandonano tutto - commenta il segretario provinciale della Cgil, Giampaolo Lilliu - Per questa ragione abbiamo già presentato un esposto e siamo pronti a combattere una dura battaglia per difendere l'economia del nostro territorio».
CARLO FELICE Anche la conclusione dei lavori sulla Statale 131 rischia di provocare entro la prossima primavera il licenziamento dei cinquanta operai, che attualmente sono impegnati nei tre cantieri tra Arborea e Bauladu. I primi a chiudere saranno i due cantieri più a sud, quello tra Arborea e Santa Giusta e quello tra Santa Giusta e Siamaggiore, affidati alla impresa Vittadello di Padova. Successivamente toccherà al cantiere del terzo lotto, in appalto alla De Santis.
LA MARTINI Il mangimificio ha richiesto gli ammortizzatori sociali per i propri dipendenti già da qualche mese e ora si teme che gli operai vengano licenziati definitivamente. Per effetto della forte crisi dell'allevamento sardo. ( n. p. ).

 

L'inchiesta. La denuncia: il consumatore paga due “dazi”, a grossista e negoziante

Dall'orto al piatto: verdure a peso d'oro

Ecco come il prezzo di vendita si “gonfia” del 70 per cento

 

Verdure e ortaggi: prezzi alle stelle. Un chilo di pomodori, pagato 40 centesimi al contadino, è rivenduto a 1,90 euro.
Una volta arrivava la signora e chiedeva due chili di pomodori. Da qualche mese è cambiato tutto. La stessa signora chiede «cinque pomodori, per favore». Nella terra degli ortaggi anche la zucchina è d'oro. Ottima e abbondante ma a 22 carati anche per il prezzo. Gira e rigira, nel passaggio dai campi al grossista per finire al consumatore, il costo delle verdure cresce di un buon 70 per cento. Il coltivatore Ettore Salis di Santa Giusta piuttosto che Mauro Manca di Tramatza, urla con la rabbia dello sfruttato che «è costretto a svenderla» a 40 centesimi al chilo quando gli va bene, altrimenti le zucchine, come tutti gli altri prodotti marciranno, nei campi per «mancanza di domanda». La signora Barbara Usai di Oristano, una delle mille clienti, al mercato le paga fra 1,45 e un euro e mezzo. Il sistema in città è ormai consolidato e finisce per pesare nella stessa misura su tutti gli ortaggi, intorno al 0 per cento di ricarica.
I PASSAGGI Da quando cavolfiore e carota lasciano i campi di Terralba e Oristano sono due: ingrosso e banco. Su ciascuno dei due il cliente paga il “dazio” di transito del 30/35 per cento. Giusto qualche esempio di stagione. Il cavolfiore viene pagato al coltivatore 40 centesimi, nel deposito del grossista sale a un euro e finisce nella busta della spesa della signora Usai a 1,89, qualche volta anche a 2. La coppetta, altra verdura di stagione, “nasce” che costa 30 centesimi, nel mezzo si colloca a 1,30 per chiudere a 1,69. La strada commerciale del melone del Sinis è 40 centesimi, un euro e 1,40. Pomodori da insalata: 40 centesimi, 1.20 euro per finire a 1,90.
COMMENTI Fatti i conti il margine nei vari passaggi sfiora e supera 30 per cento. La Camera di commercio ogni mese rileva i prezzi alla produzione delle merci prodotte in provincia e «questo - osserva il presidente Pietrino Scanu - garantisce maggiore trasparenza al mercato. Attraverso il numero verde poi raccogliamo i suggerimenti dei produttori che passiamo all'autorità sui prezzi». Possibilità di calmierare o interferire sulla formazione meno che zero, comunque. Gli anelli debolissimi, senza possibilità di manovra, sono il produttore e il cliente. «Nel mezzo il prezzo sale oltre ogni limite», dice Giorgio Vargiu dell'Adicosum.
«Intanto - chiarisce il produttore Ettore Salis - i prezzi sono riferiti alle primizie e si traducono in guadagno per noi solo quando il grossista le vende. Altrimenti è perdita secca, come se restasse a marcire nei campi. Alla fine si traduce in una miseria, capisco che il consumatore si lamenti ma noi ancora di più con tutto quel che paghiamo per l'acqua, i concimi eccetera».
All'ingrosso la stessa litania: «Troppe spese e molte perdite e poi con la crisi generale i consumi sono calati in maniera preoccupante, le verdure non meno del 30 per cento», sostiene Vittorio Marchetto. Consiglio per il consumatore, a cura dell'Adiconsum: «Intanto abituiamoci a comprare sardo, a privilegiare i nostri prodotti e già questo sarebbe una buona cosa perché quello che passa all'ingrosso arriva soprattutto da fuori. E poi evitiamo per quanto possibile i passaggi e il risparmio sarà assicurato».
ANTONIO MASALA

 

 

Nuoro

Trecento reclusi tra sovraffollamento delle celle, attività ricreative ridotte all'osso e direttori che cambiano

Tutti i mali di Badu 'e Carros

Polemiche dopo la morte in cella di un detenuto

 

L'ex giudice Carlo Murgia: «Il carcere è una mondo oscuro, difficile sapere cosa accade dentro».
«Il carcere è un luogo di sofferenza, la valvola di sfogo dell'aggressività sociale. E l'amministrazione penitenziaria rappresenta di gran lunga l'ingranaggio più oscuro della Stato. Nessuno si rende conto della fatica che si fa a sapere cosa sta avvenendo al suo interno, ma forse in un momento come questo, in cui nell'opinione pubblica prevale la logica del buttare via la chiave, la sorte di chi si trova in galera interessa davvero a pochi».
IL GARANTE DEI DETENUTI È un atto d'accusa severo quanto coraggioso quello di Carlo Murgia, ex magistrato dei minori a cui l'amministrazione comunale di Nuoro ha affidato qualche anno fa il ruolo di garante dei detenuti. Un affondo che arriva il giorno dopo la tragedia del detenuto tunisino di 28 anni deceduto nella sua cella di Badu 'e Carros dopo aver inalato del gas da una bomboletta da campeggio. Era tossicodipendente e sarebbe dovuto uscire tra un anno. E per sopportare la crisi di astinenza ha usato quello che ha trovato, il gas appunto, che come la colla o le vernici stordisce e per qualche ora ti fa dimenticare chi se e soprattutto dove sei. Il giovane extracomunitario è stato trovato dai compagni di detenzione solo dopo ore, dentro il bagno alla turca separato da una tendina dal resto della cella, immerso nel suo stesso vomito.
CASI FREQUENTI «Purtroppo queste sono forme di autolesionismo che dentro il carcere si verificano tantissime volte, anche a Badu 'e Carros - spiega Murgia -. I reclusi, soprattutto i tanti tossicodipendenti o alcol-dipendenti, tendono infatti a sballarsi in qualunque modo, usando dal vino alla vernice, al gas. Ma la maggior parte delle volte non viene fuori nulla perché queste situazioni non sfociano in drammi come quello dell'altro ieri». Situazioni di disperazione che in realtà carcerarie particolari vengono amplificate, con effetti potenzialmente devastanti.
BADU 'E CARROS Oggi Badu 'e Carros - definito un paio di anni fa uno dei peggiori penitenziari d'Italia dall'associazione Antigone - è in una situazione quasi identica a quella preindulto, come d'altronde la maggior parte delle carceri italiane, compresa la colonia penale di Mamone dove di recente si è registrato un suicidio. I detenuti hanno ormai superato quota 300 (un terzo dei quali stranieri) a fronte di una capienza di 270, anche se stipando i detenuti come sardine si può arrivare sino a 350. Senza dimenticare che per ben due volte - prima a giugno e poi a settembre - sono stati ritrovati due telefonini perfettamente funzionati nascosti in aree comuni. Ma ai problemi di sicurezza e sovraffollamento (nella cella del marocchino erano in sei) si va ad aggiungere anche quello legato alle poche attività ricreative. «Dal punto di vista dell'attività di controllo gli organici sono sufficienti, con circa due terzi degli agenti in servizio predisposti a questo - afferma Giorgio Mustaro della Cisl -, è vero però che ci sono appena due educatori per trecento reclusi. Se poi si pensa che da due mesi è stata chiusa anche la biblioteca, si capisce che ciò che manca è il trattamento, senza dimenticare che la continua alternanza di direttori (quello attuale, Patrizia Incollu, dovrebbe andar via a novembre ndr ), rende tutto più difficile. Un detenuto non può rimanere 20 ore su 24 chiuso nella sua cella a non far nulla, senza neanche poter leggere un libro, per cui forse è giunto il tempo di chiedersi se si vuole garantire solo la custodia o anche applicare la riforma».
L'IPOTESI BRACCIALETTO Il braccialetto elettronico proposto dal ministro Alfano per svuotare le carceri potrebbe essere una soluzione? Murgia non ci crede («Non mi piace, molto meglio puntare sulle pene alternative»), mentre Mustaro appare possibilista. «Forse potrebbe funzionare, se consentisse davvero di far uscire dalle carceri italiane tutti quei detenuti, e sono tanti, che potrebbero scontare la pena ai domiciliari, ben venga».
MASSIMO LEDDA

 

Macomer L'azienda occupa 35 operai

Tessile, crisi infinita: anche la Alsafil vuole abbandonare

 

 

È sempre più emergenza nelle principali aree industriali della Sardegna centrale. Da Ottana a Macomer, le situazioni di crisi non riguardano solo la Legler, ma anche realtà che apparivano solide, quale l'Alsafil di Macomer, avviata appena un anno fa, all'interno dei capannoni del calzificio Queen. Ora annuncia di voler abbandonare il campo (forse va in Abruzzo) lasciando senza lavoro 35 lavoratori e altri 65 che attendevano di essere assunti. Non solo.
A Ottana succede di peggio, specialmente a Cartonsarda, con la fabbrica chiusa dall'inizio dell'estate. I lavoratori non sanno a quale santo rivolgersi, da due mesi sono senza stipendio. Ieri mattina hanno inscenato una protesta davanti ai cancelli della fabbrica chiusa e per oggi annunciano manifestazioni ancora più incisive. Domani poi si riunisce il comitato per il contratto d'area per decidere le revoche dei finanziamenti proprio per Cartonsarda e Prodex (settore farmaceutici) che non sono state mai avviate. Quindi, per dare risposte alle attese di Ecoofridge sulla quale il Ministero ha riaperto le pratiche,dopo ave revocato anche qui i finanziamenti.
I sindacati per Alsafil hanno chiesto un incontro urgente all'assessore regionale all'Industria Concetta Rau, proprio per capire cosa deve fare la Regione. Un progetto, che era stato presentato dall'azienda italo-francese all'inizio dell'anno per l'acquisizione dei capannoni ex Queen, era stato respinto. L'Alsafil ha, però, provveduto ad acquistare i nuovi macchinari con un investimento di circa tre milioni e mezzo di euro. Il resto, secondo l'azienda, doveva essere la Sfirs a darlo, tramite la Regione, per favorire l'insediamento e lo sviluppo. «Alsafil aveva garantito che non avrebbe chiesto danaro pubblico - dice Tomaso Canu della Cisl - è quindi evidente che senza il sostegno della Regione non potrà andare avanti, ma ci preoccupa non poco la scarsa volontà di questa azienda di produrre oltre quanto finora ha fatto, che è veramente poco. Poi perché a luglio doveva acquisire i capannoni, che sono ancora di proprietà della Queen. Per questo, chiediamo un incontro per capire se veramente le colpe sono della Regione, oppure se l'Alsafil non è intenzionata a proseguire nell'avventura sarda». C'è tanta incertezza, che coinvolge non solo i 35 dipendenti, ma anche gli esuberi del calzificio Queen, 65 operai, in prevalenza donne, ai quali potrebbero aggiungersene tanti altri. «C'è una situazione non più tollerabile - commenta Nicolino Pittalis della Uil - ovunque registriamo situazioni di malessere e di imprenditori che non rispettano gli impegni. Credo che uno sciopero non basta per arginare il dramma».
FRANCESCO OGGIANU

 

Siniscola. Il proprietario della Filmar rassicura sindacati e operai

«Non chiuderò la fabbrica»

 

 

Si apre qualche spiraglio sulla crisi in atto alla Filmar di Siniscola. Il titolare dello stabilimento tessile, Silvano Capelli, smentisce infatti l'ipotesi di una chiusura della fabbrica baroniese e si dice disposto a riallacciare il dialogo con le organizzazioni sindacali per trovare una via d'uscita alla delicata situazione che si è venuta a creare in azienda. «I timori di un mio possibile abbandono - ha dichiarato ieri pomeriggio al telefono l'imprenditore toscano - sono infondati, tant'è che proprio nei giorni scorsi ho fatto montare in fabbrica un sofisticato apparecchio per misurare il vento in vista della realizzazione di un impianto eolico per la produzione di elettricità».
Capelli si dice dunque pronto ad affrontare le varie problematiche che hanno portato gli operai dello stabilimento siniscolese a proclamare lo sciopero «per il bene dei lavoratori e della Filmar stessa». Intanto sono diverse le iniziative avviate dal mondo politico e dalle istituzioni locali per cercare di far rientrare la crisi. Il sindaco di Siniscola Lorenzo Pau ieri mattina ha incontrato insieme agli altri componenti dell'amministrazione comunale una delegazione dei lavoratori accompagnati dai rappresentati territoriali di Cgil, Cisl e Ugl. Dopo aver ascoltato le loro ragioni il primo cittadino ha invitato le parti a sedersi ad un tavolo, per evitare i rischi di eventuali ripercussioni negative sul futuro dell'azienda e dei posti di lavoro. In particolare Pau ha chiesto che l'azienda faccia un passo indietro sulle decisioni assunte unilateralmente in merito alle turnazioni e ai licenziamenti, confermando un interessamento diretto da parte dell'amministrazione comunale per trovare una soluzione positiva della vertenza.
Sempre ieri, il consigliere regionale di Fortza Paris, Silvestro Ladu, ha presentato un'interpellanza al presidente Renato Soru e all'assessore all'Industria Concetta Rau per sapere «quali iniziative intendano intraprendere per fare chiarezza sulla parte inerente alle assunzioni del personale in una fabbrica finanziata da fondi regionali con la verifica del rispetto dei parametri previsti dal progetto iniziale e sulle reali intenzioni dell'azienda di tenere aperto lo stabilimento siniscolese».
FABRIZIO UNGREDDA

 

Sassari

sassari Un buco da 500 mila euro

Buste paga d'oro: la Finanza spulcia i conteggi della Asl

 

 

Buste paga d'oro e arretrati a doppia cifra per un centinaio di medici specialisti ambulatoriali dell'Asl 1. Soldi finiti nel cedolino di fine mese senza averne diritto.
Ma soprattutto cifre mai recuperate dall'azienda ospedaliera, nonostante le numerose segnalazioni arrivate negli uffici della direzione amministrativa e del personale. Errori nell'interpretazione del nuovo contratto e nel riconoscimento di alcune indennità avrebbero appesantito il netto in busta: tra i dieci e i venticinque mila euro in più per gli specialisti dell'Asl. Per questo motivo nelle casse della generosa azienda ospedaliera ci sarebbero almeno 500 mila euro in meno. Il piccolo errore contabile è finito anche in una dettagliata denuncia presentata alla compagnia di Sassari della guardia di Finanza e in un fascicolo di indagine assegnato al sostituto procuratore Michele Incani.
Fascicolo, per il momento, senza indagati in attesa dell'acquisizione della documentazione contabile che dovrebbe meglio chiarire il quadro della situazione.
Una prima attività di indagine è stata disposta con l'interrogatorio come persona informata sui fatti dell'allora direttore amministrativo Giovanni Battista Mele, oggi ai vertici dell'azienda ospedaliera.
Nella denuncia presentata alle Fiamme gialle il funzionario descrive ogni singola voce della busta paga che è stata applicata erroneamente. A partire dal riconoscimento degli arretrati sul rinnovo contrattuale. Pagati nel 2006 e relativi agli anni 2004 e 2005.
Calcoli alla mano, percentuali di aumento e benefit di vario tipo inclusi, ai medici specialisti ambulatoriali l'Asl avrebbe erogato una cifra oltre il dovuto che si aggira intorno alle 500 mila euro. Mai recuperate. Una goccia nel fiume di denari che ogni mese corrisponde l'azienda ospedaliera tra stipendi e indennità varie, una cifra molto importante se si pensa alla politica dei tagli e del risparmio a ogni costo cui è costretta la fragile sanità isolana.
Ma nella denuncia si elencano altri errori: l'«extra-moenia», per esempio, riconosciuta ai medici per le visite a domicilio o in altri ambulatori (anno 2005). Pagate per intero secondo l'adeguamento contrattuale, ma senza detrarre quanto già percepito con il vecchio contratto. Altri soldi volati via dalle casse dell'Asl 1.
MAURIZIO OLANDI

 

Olbia e Gallura

olbia Crescita del tre per cento

Boom al porto: oltre tre milioni di passeggeri

 

 

Le previsioni sono state confermate: con i numeri di agosto l'Isola Bianca ha registrato un nuovo record. Sono 3.048.699 i passeggeri trasportati nei primi otto mesi dell'anno, con un incremento del 3 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nel mese di agosto 1.077.000 passeggeri (+5,81% rispetto al 2007).
In tutti i weekend del mese si è oltrepassata la soglia degli ottantamila passeggeri in due giorni, il fine settimana del 23-24 agosto è stato quello più affollato con 89.208 passeggeri.
Ma gli olbiesi hanno probabilmente sofferto per i 344.142 veicoli che sono sbarcati in città, spesso paralizzando completamente il traffico cittadino.
I dati sono stati comunicati ieri mattina dall'Autorità portuale di Olbia-Golfo Aranci e Porto Torres. «Quello conseguito ad Olbia è un grande risultato», ha commentato il presidente Paolo Piro: «Restiamo unica porta della Sardegna, tra le prime in Italia per traffico passeggeri e i numeri smorzano nettamente i toni in chiaro scuro che hanno contraddistinto l'inizio della stagione turistica in Gallura».
Golfo Aranci, conferma, invece, il trend negativo degli ultimi tre mesi con un calo del 23,29 ad agosto sui movimenti delle navi, nonostante il numero dei traghetti messi a disposizione dalle due compagnie operanti sia uguale allo scorso anno. Crolla anche il numero dei passeggeri (-7,8%) e dei veicoli (-4,03%) trasportati.
Bilancio nerissimo per le merci: ad agosto, per la prima volta negli ultimi anni, non risulta un solo chilo di merce alla rinfusa trasportata, chiara conseguenza dello smantellamento di Trenitalia Cargo che, da luglio, ha sospeso le corse da e per la penisola, a causa dell'ingresso in cantiere della motonave Garibaldi. «Dobbiamo riconfermare - dice Piro - la tendenza negativa che ha contraddistinto cinque mesi su otto. Come già annunciato, in vista della riunione per la programmazione degli accosti 2009 a novembre, proseguiremo con la ricerca di nuovi armatori per arginare la crisi che, ovviamente, comporta un calo degli introiti nelle nostre casse per tasse portuali e diritti sulla sicurezza».
Anche Olbia, nel settore merci, non sorride con un calo del 13,93% nelle tonnellate trasportate e del 3,88% nel numero di veicoli industriali.